Unione Comuni Garfagnana: Allarme ungulati, colture e attività della Garfagnana a rischio

Settembre 10, 2015

Saisi: piena condivisione e sostegno da parte dell’Unione Comuni Garfagnana

per la proposta di legge obiettivo in Consiglio regionale

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La presenza fuori controllo della popolazione di ungulati in Garfagnana, come nel resto della Toscana, è un problema molto sentito e rilevante e sta mettendo a serio rischio il mantenimento dell’equilibrio naturale dei nostri territori. Le conseguenze di questo sovrappopolamento stanno diventando sempre più preoccupanti e vanno dai danni all’agricoltura in crescente aumento agli incidenti stradali dovuti all’improvviso attraversamento degli stessi. Proprio in questi giorni si sta discutendo in Consiglio regionale la proposta dell’Assessore all’Agricoltura Marco Remaschi di una legge obiettivo specifica sulla gestione degli ungulati selvatici, per contenere la proliferazione di cinghiali e caprioli in Toscana, che dovrà prevedere parametri misurabili, effettuare monitoraggi, predisporre un piano di interventi che stabilirà dove concentrare gli interventi di riduzione delle presenze anche in assenza di danno conclamato, quando ci sia rischio per le coltivazioni.

“Una legge obiettivo sulla gestione degli ungulati selvatici è la soluzione migliore per fronteggiare una vera e propria emergenza che sta progressivamente disastrando l’economia rurale del nostro territorio. Questa direzione trova la piena condivisione e sostegno da parte dell’Unione Comuni Garfagnana” – spiega David Saisi Assessore all’Agricoltura dell’Ente – “La Giunta dei Sindaci ha affrontato più volte il problema e sa quanto sia necessaria una corretta regolamentazione per fare in maniera che anche il piccolo agricoltore o l’agricoltore di montagna non siano costretti ad abbandonare la terra e le già limitate produzioni tipiche”.

Infatti si è stimato che in Garfagnana i cinghiali provocano danni a campi di granturco, patate, cereali, spellicciamenti del tappeto erboso nei prati, nei giardini, nei pascoli, dove i contadini non riescono più a tagliare il fieno con i mezzi agricoli se prima non fresano di nuovo il terreno. Nei castagneti oltre a mangiare le migliori varietà di castagne, scavano fosse anche di enormi dimensioni causando smottamenti e caduta di alberi. Considerando che in questi ultimi anni non c’è stato un aumento di popolazione consistente (per mancanza soprattutto di castagne che li rendono molto più prolifici) nel prossimo autunno si prevede una nuova ripresa nella produzione di castagne e molto probabilmente un incremento di parti e neonati di cinghiali. Il principale danno provocato dai caprioli  si verifica nella cimatura dei germogli delle giovani piante da frutta, (che ogni anno vengono piantate sul territorio e non sono poche, portandole a morte). Oltre allo scortecciamento del fusto di quelle già in fruttificazione, ma anche delle piante forestali e ornamentali. Per quanto riguarda i cervi ci sono zone in Garfagnana, specialmente sul lato Appenninico, con branchi che superano anche le trenta unità. Quando questi animali, che sono di grandi dimensioni, attraversano un campo di farro, di grano e altri cereali, questi vengono schiacciati, (allettati) con perdita totale della produzione. Anche i mufloni provocano danni simili ai caprioli, con la differenza che vivono nelle parti alte e rocciose delle Apuane e della Pania di Corfino, arrecando minori danni. Gli istrici recano danni molto ingenti alla coltivazione di patate, soprattutto ai piccoli produttori per uso familiare, distruggendo a volte l’intera produzione. Infine negli ultimi anni i lupi stanno aggredendo anche in pieno giorno greggi di pecore con perdite notevoli, in riferimento al progetto di recupero della pecora autoctona Garfagnina bianca di cui ne esistono pochi esemplari si rischia l’estinzione della razza.

“Riteniamo estremamente  necessario riportare la situazione ad uno stato di controllo.  Dissuasori, catture, opere di prevenzione e contenimento possono essere uno strumento efficace se applicate con criterio e continuità” – conclude Saisi – “appoggiamo e sollecitiamo il lavoro del Consiglio regionale perché in tempi brevi si arrivi a una definizione degli strumenti che possano bloccare questo processo così deleterio per il nostro territorio”.

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